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  Fuoridaidenti [ chiacchiere in libertà ]
         


23 gennaio 2007

Intervista a S. E. Mons. Arduino Bertoldo in occasione della festività di San Feliciano

Da dodici anni  guida e accompagna Foligno e  la sua cittadinanza nei percorsi spirituali della diocesi. Da dodici anni detiene il governo pastorale della città e più volte, seppur nella pacatezza dei toni che da sempre lo contraddistingue, abbiamo assistito a delle vere e proprie levate di scudi in difesa della cristianità e dei valori di cui il cattolicesimo si fa portavoce. E’ una persona misurata e composta, disponibile e gioviale, galante e garbata e forse è anche per questo che è riuscito a farsi benvolere dai folignati che lo reputano allo stregua, tanta è la familiarità e la vicinanza a livello umano, di un loro stesso concittadino. Lo abbiamo incontrato alla vigilia di San Feliciano, patrono di Foligno, per un “viaggio” a tutto tondo attraverso i sentieri della spiritualità ma non solo: abbiamo camminato, idealmente, fra i vicoli della città, sopra i sampietrini del centro storico, fra i gonfaloni che colorano la storia pluricentenaria della Quintana e che conducono sino in fondo al cuore della gente.

Eccellenza, siamo alla vigilia di San Feliciano, patrono e guida spirituale per antonomasia della comunità folignate. Cosa  rappresenta e cosa ha rappresentato Feliciano in tutti questi anni per Lei?

“Ho imparato a conoscerlo sul finire del ’92, quando sono arrivato a Foligno e m’ha subito fatto una grande impressione questo legame così profondo con la città. Quello di un vescovo le cui radici affondano nel passato e la cui attiva presenza s’è sempre intrecciata con l’azione finalizzata alla risoluzione degli effettivi bisogni della gente; penso a quelli materiali, ma soprattutto a quelli spirituali”.

Qual è il messaggio che Feliciano ha lasciato e che ruolo avrebbe avuto in una società come quella moderna, che si interroga intorno a temi etici e sociali di grande rilevanza?

“Il messaggio che Feliciano ci ha lasciato è fortissimo, ricco di valenza umana ed ancora oggi vivido. E’ il messaggio del Vangelo ridotto all’essenziale finalizzato al rafforzamento dei concetti e del messaggio: solo Cristo è il vero Salvatore dell’uomo, il vero Redentore della dignità dell’uomo. All’infuori di Lui non v’è luce, non c’è salvezza”.

Per inciso: come si sarebbe mosso in una società, che oggi sembrerebbe preoccuparsi e declamare con enfasi il ruolo dei Pacs, dell’ eutanasia e delle adozioni gay?

“Si sarebbe sicuramente chiesto: ma questi temi, arricchiscono l’umanità o la impoveriscono? Complicano i rapporti fra gli uomini o li semplificano? Oppure sono come una falce che taglia le radici dell’uomo in profondità, inaridendolo, prosciugandolo alla fonte, laddove attinge la civiltà dell’amore e della fede in Dio?”.

Qual è il rapporto che lega Feliciano a Foligno? Quali le radici di una così profonda devozione?

“E’ molto forte, non è una figura retorica, non è un monumento, una statua, vive nella coscienza della gente. Ho ancora negli occhi la processione del 1998, quella post – sisma tanto per intenderci. Nonostante le asperità del clima, le difficoltà legate agli ingenti danni delle sollecitazioni telluriche, la protezione civile stimò in 50000 le persone che presero parte alle celebrazioni. Ecco, in queste cifre sta la risposta”.

Da folignate a folignate (risata del vescovo n.d.r.), un pregio ed un difetto dei suoi “concittadini”.

“La disponibilità e la predisposizione alle opere di volontariato, anche se a primo acchito non sembrerebbe. Non parlo di quelle legate all’associazionismo cattolico, o meglio, non solo. Il pensiero va alla Croce Bianca, tanto per intenderci, o alla Quintana, una manifestazione che durante tutto l’anno è in grado di raccogliere 800 volontari che vi lavorano gratis, spendono il loro tempo libero ed a volte sono disposti a rimetterci di tasca propria. Un difetto? Mah, forse che sono degli abili commercianti, scherzando dico sempre che sarebbero in grado di vendere i loro debiti. Sono un po’ troppo attaccati agli affari, ma non so dire se è un difetto vero e proprio o una virtù smoderata”.

Il suo ruolo con le istituzioni, l’amministrazione comunale.

“Il mio carattere ed il mio ruolo nella comunità, mi porta a capire, a comprendere, piuttosto che a giudicare.

Diciamo che l’anno scorso allora non ha capito l’istituzione del registro delle coppie di fatto e mi sembra che non lo abbia celato, non nascondendo peraltro il disappunto per il ruolo svolto dai cattolici.

“Inutile nascondere come mi sia dispiaciuto, dispiaciuto che la maggioranza dei rappresentanti del popolo, che comunque va rispettata perché specchio della volontà popolare, abbia pensato che la civiltà debba necessariamente passare dalla contraddizione del Vangelo. La civiltà del Vangelo, non va dimenticato, ha costruito l’era del camminare insieme”.

Un augurio e un auspicio per l’anno che è appena incominciato.

Auspico ed auguro innanzitutto, una forte aspirazione alla pace, che si possa scoprire il significato più profondo e la dignità della pace, il contributo che la pace può dare per il benessere della vita sociale. Pace e solidarietà, perché l’egoismo sta alla causa della rovina della società moderna”.

 

 




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12 dicembre 2006

Foligno orizzonte Play Off

Il Foligno regola la Carrarese per 2 – 1 e conquista quella vittoria che mancava da oramai un mese, quando l’undici di Pagliari tornò dalla Campania con un roboante 3 – 0, un risultato, allora, acquisito sul campo del fanalino di coda Giugliano. Note positive, ma anche note dolenti, sono state condensate in questo quattordicesimo turno che se vogliamo rivelano un trend  per certi versi preoccupante. Ma partiamo dalle note positive: 1) come in occasione del derby col Gubbio, falcidiati da squalifiche ed infortuni, i ragazzi hanno dimostrato di avere nel proprio dna una propensione al sacrificio ed alla dedizione alla causa che ne fanno un gruppo granitico e coriaceo. Con siffatte stimati, atleti e società ne sono consapevoli, si può andare lontano. In emergenza, come domenica, allorché l’allenatore è costretto per intero a rimodellare l’impianto tattico, la squadra riesce a far di necessità virtù, sacrificandosi, adattandosi a ruoli e a compiti inusuali: questo le permette di sfangarla ed incanalare la partita sui binari giusti. 2) un Turchi in formato super, che nonostante sotto il Torrino sia stato costretto a modificare il proprio modo di giocare, si continua a confermare re dei bomber (ottavo centro contro la Carrarese). 3) la possibilità di poter contare su tutta la rosa (una nota di merito ci sentiamo di spenderla volentieri per Petterini, autentico padrone della fascia sinistra), non solo sugli effettivi di sempre, ma anche sui baby della Berretti. Domenica esordiva dal 1’ Cavadenti, sfoderando una prestazione estremamente convincente (dai suoi piedi è partito il lancio per il 2 -0), mentre in panchina, contemporaneamente, sedevano i coetanei Pirillo ed Urbani (l’ultimo della nidiata a dover ancora esordire). Questo sta a significare che la società ha saputo investire e difatti, anche a livello giovanile, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le note dolenti sono nel rovescio della medaglia: A) i falchetti, anche se in casa Foligno l’argomento è tabù, accusano da qualche tempo a questa parte un calo psicofisico, unito ad un difetto di concentrazione, che non gli permette di acquisire il risultato e che li riporta a rimettere tutto in gioco nell’ultimo quarto di gara. Era accaduto a Poggibonsi, si era replicato con la Reggiana e, nuovamente, domenica scorsa con la Carrarese. Una sofferenza gratuita che dovrà quanto prima essere tamponata. B) il nervosismo che aleggia in alcuni elementi della rosa. Sta diventando una prassi finire la gara in dieci per via delle intemperanze comportamentali: Noviello la scorsa settimana, Manni l’ultima di campionato, Pazzi e Turchi in precedenza. Su questo, da qui in avanti, Pagliari e staff tecnico saranno chiamati a lavorare, se vorranno realmente traguardare l’obiettivo dei play – off: un obiettivo per il quale nemmeno patron Zampetti da domenica si nasconde più.




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29 novembre 2006

Il Foligno non sa più difendersi

Che peccato. E’ proprio il caso di dirlo. Il Foligno per la seconda domenica consecutiva è costretto a mangiarsi le mani, ed ancora una volta dopo essere passato due volte in vantaggio. Quella che una volta rappresentava il fregio principale, il portale da esibire al cospetto dell’avversario di turno, ossia la difesa, un sincronismo quasi perfetto, sembrerebbe essersi inceppata (4 i goal incassati nelle ultime due giornate a fronte dei 7 nei primi 11 turni). Se a questo aggiungiamo un primo tempo incolore, nel quale la manovra si è ingolfata anche per merito di una Reggiana ben disposta in campo (la miglior squadra vista al Blasone), specie in mediana, ecco che il 2 – 2 finale, assolutamente perequato, può dirsi ben spiegato. Tutto sta, però, nell’evoluzione del risultato e nelle amnesie difensive che da un paio di settimane si sono impadronite della retroguardia: a Poggibonsi fu Guastalvino a traballare, questa volta sono stati Ripa con un’incertezza (nel primo tempo era stato provvidenziale su Martinetti)e  Pazzi, facendosi prendere d’infilata pur in vantaggio di posizione, a finire sulla graticola. Un gol subìto in contropiede con la squadra in vantaggio per 2 – 1 ad undici minuti dal termine. E dire che il Foligno nel secondo tempo aveva pigiato sull’acceleratore raccogliendone i frutti, con un Manni finalmente in cabina di regia (a destra, come nel primo tempo, non lo comprendiamo) e l’inserimento di un pimpante Bonura per uno spento Zebi. Ci perdonerà mister Pagliari, ma a nostro avviso alcune situazioni di gioco andrebbero gestite meglio,sicché talvolta sarebbe consigliabile intabarrarsi piuttosto che andare alla ricerca del suggello finale. Questo non significherebbe snaturare la squadra (come ha riferito in conferenza stampa n.d.r.), ma salvaguardarla ed aiutarla a gestire senza affanni la fase di possesso palla. Peraltro non sarebbe per nulla disdicevole, soprattutto se ad alzare il piede dall’acceleratore fosse  una squadra che proverbialmente attua un sistema di gioco dispendioso ed altamente spettacolare. Il rammarico è condensato proprio lì:  non riuscire a cristallizzare quanto di buono prodotto e realizzato nell’arco dei novanta minuti. Detto quanto, non è comunque il caso di abbandonarsi al disfattismo,un esercizio di cui noi Folignati siamo abili interpreti:un quarto posto in classifica frutto di 21 punti incamerati, una zona play off saldamente in mano alla luce di sei risultati utili consecutivi, conditi da tanto gioco e da un’organizzazione impeccabile, rappresentano un ottimo viatico ed un motivo di orgoglio per società, città e tifosi. Non resta che continuare su questi binari. Prossima fermata: Castelnuovo Garfagnana.

[fonte: www.gazzettadifoligno.it ]




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